Gli anni ’70 e il successo del fotoromanzo. Letture vintage

dicembre 28, 2016 Written by Daniela - Nessun commento

Negli anni ’70 il successo del fotoromanzo non accenna a diminuire malgrado la bufera sessantottina. Il pubblico, al contrario, si allarga e si diversifica come mai prima: intorno alla metà di quel decennio, sommando le varie testate, più di otto milioni di copie sono sul mercato ogni mese. In omaggio all’evolversi dei costumi, la modernità e l’attualità entrano nelle vicende raccontate, ma ancora una volta in forme più esteriori che sostanziali.
Il linguaggio si fa più libero con qualche concessione al turpiloquio (“Fotti questa puttana!”), l’ambientazione è più realistica, si vedono quartieri e caseggiati di periferia, la protagonista può preferire all’ industriale, all’aristocratico, al medico il cantante bello e maledetto di un gruppo rock, i “cattivi” sono criminali sempre più spietati come nella cronaca, compare la droga, la mentalità diffusa appare più cinica e spregiudicata. Tuttavia, in fin dei conti, è sempre l’amore a muovere, se non il mondo, almeno le fila delle storie e a rimanere in cima alla lista dei sogni e delle priorità.
La Lancio creò proprio in quegli anni nuovi divi e nuovi miti, le cui facce, riprodotte sui poster, tappezzavano le stanze di tanti ragazzi di allora. Di sicuro nessun Gassman, nessuna Loren tra di loro: Katiuscia, Franco Dani, Alex Damiani, Adriana Rame, Claudio De Renzi, Claudia Rivelli – citandone solo pochi a caso – sono nomi ormai spariti dalla memoria collettiva. Divi effimeri quasi tutti, tranne quelli che seppero poi ritagliarsi uno spazio nel mondo della televisione o in altri settori dello spettacolo. Ben più fortuna di Claudia Rivelli ebbe la sorella Francesca (Ornella Muti), che era apparsa con lei in qualche storia. Meteore o no, i divi dei fotoromanzi suscitavano allora un tifo da stadio: ogni giorno, davanti ai cancelli della Lancio, file infinite di fans in cerca di autografi, e non erano solo ragazzine.

Francesca Rivelli e Claudia Rivelli poi nota come ORNELLA MUTI

Francesca Rivelli (Ornella Muti) e Claudia Rivelli


Particolare la storia di Franco Gasparri, bel ragazzo non privo di talento, che fu reclutato dal cinema proprio grazie alla straordinaria notorietà acquisita con i fotoromanzi. Fu “Mark il poliziotto” in una trilogia di polizieschi all’italiana, un genere che allora spopolava e che è attualmente oggetto di una rivalutazione forse eccessiva. La sua carriera fu interrotta bruscamente nel 1980 da un tragico incidente di moto, al quale sopravvisse rimanendo paraplegico. Continuò ad occuparsi di fotoromanzi come redattore, ma morì poco più che cinquantenne nel 1999. Ancora esistono fan-club e siti web a lui dedicati e i suoi film passano ogni tanto in televisione.
Nuovi miti- Franco Gasparri

Nuovi miti- Franco Gasparri

Il declino dei fotoromanzi a partire dagli anni ’80 fu dapprima impercettibile, poi sempre più rapido e rovinoso. Furono infatti soppiantati – ed era largamente prevedibile – dalla massa di telefilm seriali, sit-com, telenovelas, soap-operas e fiction di ogni genere, che cominciarono a invadere i teleschermi proprio in quegli anni e che tuttora non manifestano alcun segnale di cedimento. Tali prodotti, a seconda se targati America Latina, USA, Germania o Italia, possiedono precisi caratteri distintivi che non è difficile individuare. Tuttavia, malgrado le differenze riscontrabili nelle storie, nell’ ambientazione ed anche nello stile della recitazione, tutti riproducono in sostanza i meccanismi del feuilleton e del fotoromanzo, e creano nel pubblico quella dipendenza che era stata uno degli ingredienti principali del successo dei loro progenitori.
Rispetto alle storie raccontate tramite statici fotogrammi, quelle televisive hanno inoltre l’indiscutibile vantaggio della dinamicità. I personaggi dello schermo tv parlano, si muovono e interagiscono, per così dire, con gli spettatori, diventando, di volta in volta, possibili simpatici “vicini di casa” simili a loro (p.es.“Un posto al sole”) oppure simboli inarrivabili di bellezza, di ricchezza e di potere di cui si seguono con partecipazione le tormentate vicissitudini (p.es.“Beautiful” o i vecchi “Dallas” e “Dinasty”). E ci si consola dei propri problemi quotidiani constatando, non senza una punta di maligno compiacimento, che, malgrado le abitazioni lussuose, gli abiti eleganti e il prestigio sociale, “anche i ricchi piangono”.
La battaglia del fotoromanzo contro la tv non è stata certo ad armi pari: lontanissimi da più di trent’anni a questa parte i numeri da capogiro di un tempo. Gli irriducibili aficionados permettono tuttavia la sopravvivenza di “Grand Hotel” e di qualche periodico della Lancio.

Molti personaggi dello spettacolo, dopo e nonostante il crollo delle vendite, scelsero ancora di ravvivare tramite i fotoromanzi la notorietà già acquisita altrove (oltre che di rimpolpare così le proprie finanze: mai trascurabile, ovviamente, l’aspetto economico).
Così fecero Laura Antonelli, Francesca Dellera, Barbara De Rossi, Luc Merenda, Sebastiano Somma, Isabella Ferrari, Massimo Ciavarro, Franco Califano, Alba Parietti, Paolo Calissano, Nino D’Angelo e tanti altri ancora.

Quanto all’oggi, i divi dei fotoromanzi sono gli stessi della tv, anzi prevalentemente proprio in tv sono nati: si va dai “belli” delle fiction ai concorrenti dei talk-show e dei reality, dalle show girl alle veline, e non mancano cantanti e presentatori, come neppure qualche insospettabile prestato dal mondo della cultura. Qualche nome? Manuela Arcuri, Gabriel Garko, Raffaello Balzo, Flavio Fulco, Serena Autieri, Cosima Coppola, Ettore Bassi…del tutto inutile continuare, perché si farebbe prima, in verità, a dire chi non c’è e non c’è mai stato. Una constatazione, quest’ultima, valida del resto per i fotoromanzi di sempre.

Testo di Flavia Tornari Zanette
In memoria