L’anno della lepre: tempo di cambiamenti

settembre 19, 2014 Written by Daniela - 1 commento

Tempo di cambiamenti, indubbiamente. Come promesso pubblico qui il testo del mio intervento di ieri alla libreria Voltapagina in occasione della presentazione del bellissimo romanzo L’anno della lepre. A special thank you to Paolo e Giovanna per la squisita ospitalità.
“Farneticava. Principio di febbre cerebrale, avevano detto i medici; e lo ripetevano tutti i compagni di ufficio che ritornavano a due, a tre dall’ospizio, ov’erano stati a visitarlo.”
E’ l’incipit della celebre novella pirandelliana “Il treno ha fischiato” del 1922, racconto straordinario di un ‘grande risveglio’, inspiegabile e insano solo in apparenza, conseguenza della vita “impossibile” condotta per anni e anni da Belluca. Una vita grama che Pirandello descrive con il suo umorismo tagliente e insieme pietoso: un misero lavoro ripetitivo da copista e contabile, e in casa dodici persone da mantenere, tre delle quali cieche, strilli continui, zuffe furibonde e tre letti soltanto (“letti ampii, matrimoniali; ma tre.”). Ma dopo il fischio del treno, che gli ha rivelato all’improvviso l’esistenza di un mondo diverso e lontano, la sua vita cambia radicalmente, regalandogli un rifugio, sia pure immaginario, in “città note e ignote, lande, montagne, foreste e mari.”
Ed è proprio a Belluca che ho immediatamente pensato imparando a conoscere, pagina dopo pagina, il signor Vatanen dell’Anno della Lepre.

Il tema del cambiamento non è di per sé nuovo: sono infatti numerosissime le opere letterarie e cinematografiche che lo affrontano sotto diverse angolature. In questo caso particolare, si tratta di un cambiamento interiore profondo e radicale, tale per cui nulla nell’animo è più come prima e si inizia perciò una vita nuova. Si volta pagina.
Troppo spesso invece si rimane sordi alla voce interiore che suggerisce con insistenza la necessità di dare alla propria vita una direzione che sia in sintonia con il proprio Io mutato, si vuole ignorare l’opportunità di scegliere strade diverse e quindi si cade pesantemente in quello che Vittorio Zucconi definisce “il paradosso delle possibilità” : “Più scegli il tuo destino – egli sostiene – e più ripensi alle strade che non hai preso […].Il rimpianto – aggiunge – è la vendetta particolarmente crudele contro coloro che si illudono di poter pianificare la propria esistenza, che vivono nel culto dell’avere tutto sotto controllo e inevitabilmente scoprono che il destino si diverte a scompigliare i migliori progetti di uomini e topi.” .

Se adeguare la propria vita ai cambiamenti interiori non è sempre facile, non ritengo per contro che ci si possa sottrarre del tutto ai cambiamenti del mondo esterno, sempre più rapidi nel corso degli ultimi decenni: anche chi si dimostra più resistente a modificare i ritmi e le abitudini della propria quotidianità, chi intende condurre un’esistenza pianificata e metodica, oggi si trova comunque travolto da ciò che velocemente muta al di fuori. Un esempio fra tutti: il digital devide, espressione utilizzata pare per la prima volta da Al Gore in un suo celebre discorso nel lontano 1996, con cui si definisce il divario tra chi ha accesso effettivo alla tecnologia dell’informazione e chi ne è escluso.

Ho trovato di grande interesse un articolo su Mott Street a New York, un tempo il cuore di Little Italy. Quello che nella Grande Mela è stato per decenni il quartiere italiano per eccellenza (napoletano in particolare, e comunque il più rappresentativo del nostro Sud) è oggi annesso ufficialmente a Chinatown. Nel 1950 la metà dei diecimila residenti fissi era formata da italo-americani, che nel 2000 erano ridotti al 6%. Oggi il 90% dei residenti è di origine asiatica. Scrive Federico Rampini (D di Repubblica) : “Resistono stoicamente le strade Mulberry e Grand, che continuano a offrire una varietà di insegne con nomi italiani, ristoranti e negozi. Circondate però da altre insegne in mandarino e in cantonese….”.

Questo è un esempio lampante di come un’area geografica caratterizzata per più di mezzo secolo da una solida e precisa connotazione socio-economica possa essere travolta da cambiamenti graduali ma, alla luce dello stato attuale delle cose, indubbiamente inevitabili.

A proposito invece di mutamenti radicali di rotta nella vita privata, un bell’articolo di Elisabetta Artemisia Ferrari (esperta di social media, giornalista di Cosmo, laureata in giurisprudenza con specializzazione in diritto del web) presenta le esperienze di alcune persone per le quali evidentemente il treno, a un certo punto, ha fischiato. Ci racconta ad esempio di Federica Visconti, che a Milano, dopo essere stata lasciata all’altare, ha detto addio al giornalismo per dedicarsi alla fortunata carriera di wedding planner (www.silovoglioevents.it), oppure di Valeria Maggiora che ha lasciato il mondo della moda per aprire a Torino un’erboristeria “con salotto a 65 passi dalla Mole Antonelliana” raggiungendo un ottimo successo (www.melissatoriano.it); per non parlare di svolte ancor più clamorose e pazze, come quella di Veronica Benini, con alle spalle una vita di architetto a Parigi, organizzata lungo stabili binari, e poi creatrice a Milano di una “Stiletto Academy” (dove si insegna a camminare sui tacchi!).

Ho inteso condividere con voi alcuni esempi di cambiamento, con la speranza che il treno fischi per tutti coloro che sono disposti ad ascoltarlo. Non chiuderò con l’abusato “Stay hungry, stay foolish” ma con una citazione più semplice, anche se meno rassicurante o forse per certi versi addirittura angosciante. Per parte mia mi sento molto vicina a Lewis Carroll quando dice:
“Se non sai dove vuoi andare, ogni strada ti porterà alla meta”.